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lunedì 10 luglio 2017

Amarcord

La scorsa settimana sono stata prima ad una conferenza e poi ad un matrimonio.

Visto che gli accademici non sono scemi, la conferenza l'hanno fatta qui:

Ovvero a Losanna nella ridente Svizzera
E visto che neanche i miei amici sono scemi, si sono sposati su un'isola con questa vista 

Ovvero Venezia, in un matrimonio che da quando si e' sposato Clooney ci stiamo sognando tutti
Io, invece, che scema lo sono, vivo qui:

Ovvero Mordor

In questi giri ho rivisto gente che non vedevo da un po' di anni, anche 5 o 6. E' stato molto bello, ma anche molto faticoso, perche' nel presentare la mia ricerca sul Papa ho perso la voce --come una piccola Ariel che dona le corde vocali al gigantesco polpo tentacolare del mondo universitario --e per tutto il tempo sembravo uscita da un call center a luci rosse. 
Pero', pur se annuendo e non proferendo suono, ho rivissuto tanti bei ricordi.

E sono arrivata ad una conclusione: che sono felice di avere amici in giro per il mondo. Vero, continuare a spostarmi fa si che dove abito non ne abbia molti (poi voglio dire, presente gli Orchi di Mordor? Non aiuta), pero' e' bellissimo girare per ogni angolo di Europa e ritrovare dopo anni una faccia amica (e risparmiare sugli hotel, poi, dove lo mettiamo?).

Ho riflettuto sull'amicizia di chi vive girovaga x il mondo, e ho capito che ci sono due tipi di amici (queste categorie esistono nella mia vita. Non so se sia cosi' x tutti quelli che stanno all'estero oppure no, nel caso scrivetemi quello che pensate nei commenti):

1) Il primo tipo, che chiameremo Sam, come quello che para il culo salva Frodo una centinaio di volte e nonostante sia l'amico perfetto nessuno se lo fila e l'eroe non e' lui, sono gli amici che quando incontri sembrano passati solo cinque minuti. Anche se in realta' sono cinque anni. Con i quali immediatamente si ritrova la voglia di ridere delle stesse battute, e la sintonia che si aveva l'ultima volta che ci si e' lasciati. Anche se non so cosa facciano, che fine abbiano fatto, e che succede nella loro vita, so che li avro' sempre con me, dalla mia parte, come Sam. Possono essere rimasti Johnny Depp o essere diventati Johnny Depp dal dente marcio, ma saranno sempre bellissimi.

Che poi io sono davvero triste che non si sia fidanzato con Frodo


2) il secondo tipo, che chiameremo Boromir - ovvero il tizio che non e' un cattivo, ma finisce male e di cui nessuno si ricorda piu' alla fine - sono quelli che cambiano. Che si incontrano, e si inizia con lunghi silenzi e domande di circostanza ("Ma cosa fai? Ti trovo bene... tagliato i capelli? E la famiglia? E il lavoro? Tagliato i capelli? Ah te l'ho gia' chiesto?"). Che sembrano diversi, piu' grassi, o piu' magri, o con meno capelli, o con piu' capelli, o con il parrucchino alla Trump - non piu' belli o piu' brutti, ma DIVERSI, e tutto cio' mi innervosisce. Che ti chiedono che lavoro fai, che carriera hai in mente, e io di lavoro odio parlare, non chiedo a nessuno che cosa fa nella vita perche' le persone non si giudicano dal posto in ufficio o dalla scrivania, ma da quello che sono quando dall'ufficio escono. E alla fine mi chiedo: ma che ci trovavo, io, in Boromir? E mi rendo conto che era solo al momento giusto nel posto giusto, nella mia compagnia, nella mia zona. Ma che non eravamo davvero in sintonia.

Che poi voglio dire, come Ned Stark lo ricordano tutti
Le due categorie, Sam e Boromir, si misurano anche in termini di tempo. Io, nella mia vita, non odio nessuno. Sono amica di tutti. Pero' l'amicizia si misura in quantita' di tempo che voglio passare insieme. I miei migliori amici, i miei Sam per antonomasia che si prendono i treni il sabato mattina solo per dirmi ciao, ci passerei assieme tutta la vita e non mi stancherei mai. I Boromir un po' meno, tipo un giorno. Un'ora. Un caffe' al volo e poi ciao, si e' fatto tardi, ho da portare fuori il cane che non ho. Se e' piu' di cosi' smettono di piacermi, diventano pesanti e fastidiosi. Il mio ex capo e il mio ex adviser ci posso resistere massimo cinque minuti, ma solo se armata di randello. Comunque sono tutti miei amici: sono una misantropa molto ma molto amichevole. 

Per mia fortuna ho piu' amici Sam che Boromir. Pero' ho sempre il timore che qualche amico che credevo Sam si riveli un Boromir. Che mi deluda, in un certo senso.

Aspettavo una mia amica in stazione, la scorsa settimana. Non ci vedevamo da cinque anni. Mentre controllavo l'orologio temevo di vederla cambiata, lei che mi e' sempre piaciuta cosi' tanto. Mi dicevo tra me, fa che non stia ancora con quell'uomo noiosissimo che sembra Ken di Barbie e Ken. Fa che abbia lasciato il lavoro mediocre, lei che puo' fare molto di meglio, e che a volte temeva di non farcela a seguire i propri sogni. Fa che non sia come tutte le trentenni che ritrovo sul mio cammino, preoccupate di invecchiare, preoccupate di metter su famiglia perche' altri gli dicono di farlo, preoccupate delle piccole cose comuni di tutti i giorni e mai di quello che sarebbero volute diventare davvero.

La mia amica e' arrivata, bellissima come il Johnny Depp di Don Juan de Marco, e davanti ad uno spritz mi ha raccontato: ho deciso di mollare il lavoro che non mi piaceva, ho deciso di lasciare il mio ragazzo che voleva sposarmi e mi adorava ma che io non amavo abbastanza, e parto per un giro del mondo in sei mesi.

E io sono rimasta estasiata dal progetto della mia Sam ritrovata. Non so cosa mi succedera' nella vita, ma spero di reagire cosi' anche io se ce ne sara' bisogno. Certo, non tutti possono fare delle scelte cosi' drastiche. Ma molti non riescono a fare neanche le scelte piu' basilari per rimanere interessanti. Diventano dei Boromir che ti chiedono che lavoro fai, e se pensi di venir promosso nell'azienda, mentre dentro magari gridano in silenzio che vorrebbero scappare in Thailandia, ma non lo faranno mai. Ed e' cosi' che li perdo: gli amici con cui passerei a parlare tutta la vita sono gli amici le cui vite vorrei avere io.

Che poi, quello che avrei voluto avere davvero come amico era Legolas
E quando mi chiedono se non mi manca avere delle radici, se non mi sento sola, rispondo di no. Perche' magari vivo anche in mezzo agli Orchi, ma so che il mondo e' pieno di Sam che mi vogliono bene, e a cui volere bene.
Cosi' tanto che pure io, regina dei cinici, ho fatto un post melenso. 

lunedì 26 giugno 2017

Occidentali's Yoga

Una volta mi sono ubriacata ad un matrimonio e invece di fare le cose che fanno tutti da ubriachi- limonare con gente a caso o ballare sui tavoli cantando Ricky Martin -sono andata da invitati che non conoscevo a rompere le scatole sull'appropriazione culturale.
Che e' sostanzialmente quando utilizziamo i simboli di una cultura in modo irrispettoso, tipo vestirsi da Nativi Americani a Denver ad Halloween dopo che i tuoi avi hanno sterminato gli Apache. 

Ora nessuno mi invitera' piu' ad un matrimonio, pero' penso davvero che sia sbagliato appropriarsi in modo irrispettoso di altre culture. E dal momento che studio religioni e mi piace uscire dalla mia comfort zone sono entrata in moschee e templi, ho fatto meditazione zen e offerte a divinita' Shintoiste, ma ho sempre cercato di farlo con rispetto. E di conseguenza mi danno un po' fastidio le persone che prendono simboli orientali a caso perche' fa figo, un po' alla Occidentali's Karma (canzone su cui, chissa', faro' un post a parte magari).

Va da se che sia cauta con lo Yoga, anche se mi attira molto. Ma mi interessa come modo di fare stretching e rilassarsi, e cerco di stare lontana dai santoni che dicono "Namaste" ogni tre parole e sicuro manco sanno che vuol dire (non che io lo sapessi eh, ma infatti non vado in giro a fare la santona).

E per parlare di Yoga ho preso da qui gli Yoga Cats


Purtroppo pero' nelle mie avventure con lo Yoga non e' andata sempre tutto bene.

Il mio primo approccio e' stato con un'amica che mi ha dato dei DVD di uno yogi che seguiva lei, e che diceva di conoscere proprio lo Yoga originale presa dall'India. 
All'inizio mi sembrava tanto bravo anche se faceva un po' ridere per come urlava "savashana" dai picchi delle montagne.
Poi la mia amica, che lo conosceva personalmente perche' aveva fatto dei seminari con lui, si e' messa a dire che era un Master e grazie allo Yoga non si ammalava mai, e che era pero' necessario vestirsi solo di bianco e non bere piu' caffe'.
"Mi sembra una setta" ho osato io, che avevo un master in Scienze delle Religioni, quindi non era una boutade
"Mi sa che hai ragione" ha detto la mia amica
"Mi sa pure a noi" hanno detto un gruppo di altri membri, che alla fine l'hanno denunciato perche' questo si portava a letto le allieve dicendogli che solo facendo sesso con lui avrebbero raggiunto l'illuminazione (che e' tipo la scusa meno originale del mondo, poi).
E' finita che io e la mia amica abbiamo deciso di scriverci un articolo assieme e quelli che gli sono rimasti fedeli hanno minacciato di denunciarmi e ciao, con in mezzo gli avvocati e' sfumato un perfetto lavoro accademico.


Nonostante cio', quando sono approdata a Boulder, capitale dello Yoga, del kale, e dei ricchi bianchi hippie, non ho potuto ignorare il richiamo del tappetino. Ho fatto Yoga rilassante, Yoga del cioccolato (la mia preferita, in cui mangi cioccolato mentre mediti), hip-hop Yoga, e molto altro.
La mia preferita era un corso di Yoga trovato su groupon con un'insegnante che aveva studiato a Firenze (notoriamente, il centro della spiritualita' indiana) e che mi sembrava seria, perche' faceva anche riabilitazione per disabili e insegnava ai grandi obesi a vestirsi da soli ed alzarsi.
Faceva Iyengar Yoga, da me ribattezzata "Yoga Salame" perche' ci facevamo pendere da funi fissate al muro e mi sembrava di essere un affettato.
Questa aveva come sogno quello di aprire un agriturismo in Toscana e di insegnarci Yoga, idea che sicuramente hanno gia' avuto in tremila, ma io per sicurezza mi sono comunque offerta di aiutarla.
Anche perche' mi sa che non faceva molti soldi con lo Yoga per obesi, visto che a Boulder la persona piu' grassa era larga come una delle mie cosce.


Arrivata in Germania, mi sono comprata un tappetino su Amazon e ho preso a seguire gente a caso su YouTube basandomi su quanto poco probabile fosse che mi denunciassero in futuro. Quando, sabato scorso, ho scoperto di un'iniziativa chiamata Yoga Nacht, in cui tutte le scuole di Yoga offrivano corsi serali ad un prezzo scontato, mi ci sono lanciata. Oltretutto, mi sono detta, Yoga e' facile anche in tedesco, tanto tutte le pose hanno nomi di animali tipo Katze, Hund, Kobra.

Volevo provare una cosa che si chiama Yoga Aerea e credo sia un'evoluzione dello Yoga Salame. Pero' arrivata ho scoperto che non c'erano piu' posti e un po' delusa ho accettato di andare ad un altro corso. Dal momento che il mio Tedesco e' pessimo non ho capito cosa fosse, ma ho intuito fosse una cosa di improvvisazione. Ho scoperto cosi' che non era Yoga, ma Musicoterapia, e consisteva nel creare la peggio cacofonia di sempre suonando strumenti a caso.
Lo scopo e' imparare la spontaneita'. Che con i Tedeschi ti raccomando.
Ma anche rilassarsi. Cosa che con me non e' successa, perche' mi e' stato chiesto di spiegare in Tedesco le mie impressioni ed e' stata l'impresa piu' titanica di sempre, soprattutto perche' tra i partecipanti, per una ironica coincidenza del destino, c'era anche la mia insegnante di Tedesco.
Un esame, praticamente.

Dopo aver fatto cio', mi sono spostata in un'altra scuola assieme all'insegnante di Tedesco. Ed e' stato molto imbarazzante parlare con lei non tanto perche' non sia gentile (al contrario, lo e' molto), ma perche' mi sono ricordata che io al corso di Tedesco dico un sacco di bugie.
Non che io sia una mentitrice cronica, ma tutte le volte che c'e' da fare un temino su di me non scrivo la verita' (tipo, che so, che studio i linga), ma uso le parole che conosco e scrivo cose tipo "Mi piace mangiare la torta di mele e parlare il Cinese".
Quindi avere un dialogo con questa persona mi ha reso tesa come una corda di violino.


Nella secondo scuola ci hanno dato snack vegani e te', e abbiamo iniziato Thai Yoga. Che, a dispetto del nome, non e' Yoga ma una sorta di corso di massaggi. L'insegnante era completamente tatuata, con le lettere "yoga" scritte dulle nocche delle dita. Che e' un po' come se io mi tatuassi "Postdoc".
Stavo iniziando a divertirmi con i massaggi quando lei ci ha fatto tutti cantare "Ooooom Oooooom Shanti Shanti", e poi una canzone in Inglese (lingua tipica dello Yoga) che parlava della Light of Love.
Questo, assieme alle pietre da meditazione e ai tappetini di bambu' da quaranta euro che tentavano di vendere, mi ha fatto capire con orrore che si, mi trovavo dentro Occidentali's Karma.
Non ero sicura se mi sentissi piu' spirituale o solo piu' pirla. 

Detto cio', poi c'e' stata una di quelle sessioni di Yoga normali in cui mettersi in posizioni imbarazzanti e stare troppo vicino ai piedi nudi della persona davanti, e li' mi sono rilassata davvero.

Ora c'e' solo da provare Bier Yoga (sicura che, assieme agli snack vegani, la birra sara' gluten-free) 

giovedì 22 giugno 2017

Risotto agli asparagi di stagione - facile e veloce

Non so voi, ma io amo i blog di cucina. Non ne ho uno preferito, diciamo che alle volte mi ritrovo con il frigo vuoto e la sola capacita' di farmi un uovo sodo troppo cotto, e allora maledico un pochetto i supermercati che chiudono tutti alle 8 e cerco su google "Ricette con avocado riso e mandorle" trovando centinaia di blog che mi salvano la cena (giuro, non e' male riso mandorle e avocado).

Sono una pessima lettrice di blog di cucina perche' nelle ricette c'e' sempre quel "e ora spolverate tutto con della cannella del Peru' meridionale e lasciate riposare due ore prima di mettere in forno", e io la prendo come un "seee sticazzi se avessi la cannella del Peru' O abbastanza tempo da perdere sarei Antonella Clerici, altro che star qui a far la pezzente su Internet", schiaffo un po' di sale e/o zucchero e butto in forno. E poi mi arrabbio con le tizie che commentano "Oh Lauretta del blog CucinoIoCuciniTuCuciniamoNoi, mi e' venuta proprio perfetta la tua ricetta", perche' a me non assomiglia mai alle fotografie.



Foto tutte prese da GialloZafferano per attirare piu' lettori


Pero' benedico i blog perche' ricordo che quando io e mio moroso abbiamo fatto la sbrisolona e abbiamo chiesto la ricetta a sua mamma, lei ha tirato fuori un quaderno con scritte a mano tutte le sue ricette e con i trafiletti delle riviste anni 70' in cui si spiegava come fare il pesce o la torta di mele. 

Voglio dire, fossi stata giovane in quei tempi quanti piatti di riso in bianco mi sarei fatta. Sicuro avrei lottato con piu' vigore per togliere le donne dalle cucine. 

C'e' pero' una cosa che non capisco dei blog di cucina. Quelli tipo GialloZafferano fanno partire a tradimento quei video odiosi dove la tizia con la voce stridula o il tizio so-tutto-io ti spiegano in modo fastidiosissimo come fare una frittata e tu devi precipitarti a togliere il suono. Quelli amatoriali tipo Lauretta CucinoIoCuciniTuCuciniamoNoi di solito partono sempre con dei giganteschi cappelli prima di darti la ricetta "Oggi la vostra Lauretta e' andata a trovare il cugino Tobia e si e' detta, che gli porto? A Tobia tanto piacciono i fagiolini ma non sono di stagione...".

E io che mi chiedo: sto cercando di farmi una cena con tre ingredienti, chemmifrega del cugino tuo?


Certo, GialloZafferano mi ha inconsapevolmente prestato le foto ma io mi sono dovuta sorbire tutte le sue pubblicita' 


Ma poi ho capito. Come se Levi-Strauss non ci avesse insegnato nulla sul cotto e il crudo. Il cibo e' una questione di relazioni sociali, e alla gente piace andare su Internet e PARLARE di cibo. Non sono tutti come me che DAVVERO non sanno in che modo unire gli ingredienti che hanno in frigo. Tutto quel food porn su Instagram con gli hashtag #CenettaLeggera e le foto di tacchini ripieni di piccione e' perche' alla gente piace il cibo come argomento di conversazione oltre che come cosa da mettersi in pancia.


Tutta questa premessa perche' oggi voglio parlarvi di asparagi


Risotto agli asparagi di stagione - facile e veloce


Ciao a tutte mie care (perche' si sa, la cucina ancora il patriarcato non l'ha sconfitto), oggi la vostra Giupy vuole parlarvi della verdura che piu' di tutte fa primavera: l'asparago!


Infatti in Germania questo periodo dell'anno lo chiamano proprio SPARGELZEIT, cioe' il tempo degli asparagi (che poi e' pure un film in cui una giovane tedesca si innamora per la prima volta e finisce tutto a birra e crauti).


Ovunque tu vada ci sono gli asparagi. Nei banchetti dei mercati. Nei supermercati. Ovviamente sottaceto. Ma ho pure visto dei distributori automatici nelle strade di campagna.

DISTRIBUTORI AUTOMATICI DI ASPARAGI.

Pero' non sono come i nostri. O meglio, ci sono quelli verdi nostri e quelli bianchi enormi che non sanno di nulla. Pero' quelli locali e tedeschi sono quelli bianchi, che infatti sono chiamati asparagi e basta. Quelli verdi sono asparagi verdi.


Quindi chi sono io per non comprare gli asparagi e mangiarmeli per festeggiare la primavera? (E non state qui a farmi i fiscali, LO SO che da ieri siamo in estate ma l'estate tedesca e' un concetto metafisico piu' che temporale).


E qui vi propongo la mia ricetta del risotto agli asparagi made in cruccolandia, sperando che abbiate letto fin qui attirati dal titolo accattivante.



Questi sono quelli milanesi. No tedeschi


Ingredienti

- riso
- asparagi
- quello che avete in casa 

Tempo di preparazione: quattro o cinque canzoni lasciate andare su YouTube con inframezzo pubblicitario dello spray per coprire gli odori quando si va in bagno.


Procedimento: prendete quello che avete in casa e mettetelo in una pentola con acqua per fare il brodo. Certo, potreste usare il dado gia' fatto ma contiene il glutine e io povera sfigata non posso mangiarlo.


Poi iniziate a pensare che volete farvi domani come schiscetta del pranzo.

Poi pulite piu' o meno sommariamente gli asparagi e tagliateli come viene.
Poi ricordatevi che c'e' da far andare la lavatrice.
Ppoi mettete a tostare il riso in una padella.
Poi andate a far andare la lavatrice e li vi accorgete che c'e' pure da riempirla.
Mettete su il podcast dell'ultimo Internazionale per non annoiarvi.
A quel punto vi accorgerete che il riso sta bruciando.
Prendete il vino dell'aperitivo dell'altro giono e mettetene una quantita' a caso nella padella provocando una sorta di fungo nucleare di fumo e grande sfrigolio che vi fara' perdere l'oroscopo di Rob Brezsny nel podcast.
Bevete un po' di vino, che e' stata dura.
Mischiate gli asparagi.
Fatevi venire una grande idea per il vostro ultimo articolo e mollate tutto per andare a scriverla al pc.
Tornate in cucina e accorgetevi che il riso si e' attaccato al fondo della padella.
Mettete il brodo abbondande e girate per fare l'onda.
Fare l'onda vi annoia quindi mettetevi ad ascoltare i messaggi vocali di whatsapp.
Cantate a voce molto alta "Non sono una signora" quando avete finito i messaggi.
Andate a gettare la spazzatura per far passare il tempo. 


Si ecco, diciamo che piu' o meno viene cosi'


E VOILA'! Il risotto e' pronto. Se l'avete in casa metteteci formaggio, o burro, o quello che trovate. 

Mangiatelo davanti alla nuova stagione di Orange is the New Black cosi' sarete prese dalla trama e non sentirete minimamente il sapore di quello che state mangiando.

E poi prendete quello che avete usato per fare il brodo e portatevelo domani come schiscetta assieme al riso avanzato visto che chiaramente avete dimenticato di preparare il pranzo.


E presto e' ancora week end, e ci sara' moroso a fare un riso perfetto, mentre io leggo Internazionale ad alta voce. 


Buon appetito!

venerdì 16 giugno 2017

Tutti i nostri linga

Siamo in una sala conferenze, con i tavoli disposti in cerchio. Una professoressa con gli occhiali da intellettuale mostra un power point ad una ventina di ricercatori e dottorandi che ascoltano attenti.
"Come potete vedere" dice, indicando una foto "qui il bassorilievo del Buddha e' stato trasformato in un linga, segno di contatto con l'Induismo"
Una distinta professoressa alza la mano e dice educatamente con forte accento inglese che secondo lei quello non e' un linga.

Passano alcuni minuti di pacifica conversazione tra le due, in cui nessuna cambia la propria opinione.

Il tutto finisce con la prima che sbotta "Ma non lo vedi che e' un cazzo di pene? A fucking penis? Lo sai com'e' fatto un pene?"

Questo e' quello che succedeva in uno dei primi meeting a cui ho preso parte nel mio postdoc, di cui ho ormai celebrato un anno. 


Grazie al cielo, io sapevo cos'e' un linga, nozione imparata all'universita' durante il corso di filosofie e religioni dell'India. Ecco, magari tra voi c'e' qualcuno che pensa che nella vita si debba studiare cose utili. Io non sapro' cambiare una valvola cardiaca o progettare una nave, pero' sono la persona che in un museo, quando tutti si chiedono cosa sia quel siluro di pietra, puo' spiegare professionale che si tratta del linga, il pene di Shiva.



Esempio di linga preso da qui


Nel corso di filosofie e religioni dell'India purtroppo non ho avuto modo di leggere la storia del linga, ma la posso riportare come mi e' stata raccontata da una collega indologa.


Shiva e il suo amico Visnu, che sono le due divinita' piu'' fighe dell'Induismo, si accorgono che in una certa regione la gente si fa i cavoli suoi invece di pensare alle divinita', cioe' a loro. Essendo le divinita' egocentriche si incazzano. Dal momento che il dio vendicatore del Vecchio Testamento con locuste e distruzione non era nei paraggi, trovano un modo piu' creativo di distruggere la vita a queste persone. Shiva si presenta nudo e bellissimo con un enorme pene eretto, e tutte le donne abbandonano i mariti per seguire questa sorta di Rocco Siffredi in versione gigante. Nel frattempo Shiva si mostra come una donna bellissima. Notiamo qui che ci sarebbe pure Sakti (o Parvati), la divinita' femminile, ma niente, certe volte sono sempre gli uomini a prendersi i ruoli piu' importanti. Gli uomini cosi' si mettono a seguire Visnu versione bella sgnacchera e tutto finisce nel caos. Ora, capiamo che questa punizione stile sexy shop e' sempre e comunque meglio delle piaghe d'Egitto. Per cercare di far tornare la normalita', gli stolti uomini decidono di tagliare il pene di Shiva che, indovinate un po', si incazza. E porta distruzione e terrore finche', per placarlo, le genti non iniziano a venerare il suo pene.


Ho chiesto se poi il pene se lo riattaccava ma non mi e' stata data risposta.



Carino Shiva, no?
Ora, io non so esattamente se questa versione della storia sia accurata, fatto sta che secondo la mia collega i templi in India sono pieni di simboli fallici e vagine, talvolte spalmate di olii o di sostanze biancastre, nel caso non fosse esplicito abbastanza. Mi raccontava che in questi templi solo gli Induisti possono entrare e seguendo particolari norme rituali, per esempio bisogna essere puliti e non avere il ciclo mestruale o non aver mangiato delle uova. Lei e' ebrea ma si e' spacciata per Induista e ha avuto accesso a tutti questi peni. Quindi se andate in India fatelo pure voi, o rimarrete confinati nei templi finti per turisti.

E prima di pensare che questi Induisti siano strani, consideriamo che i simboli fallici esistono in moltissime culture. In Giappone ci sono templi con dentro divinita' a forma di pene e -cosa che mi sono persa e per sempre mi pentiro' -fanno un festival in cui portano in giro un pene gigante per Tokyo. Avevano peni i Greci, i Romani, e i Babilonesi.

Ora tutta questa simbologia noi ce la siamo un po' persa, almeno in modo esplicito.
Ma basta fare attenzione, guardate i grattacieli: che cosa sono se non il simbolo piu' altro del fallocentrismo? 

E noi ancora li veneriamo, questi peni che stanno dentro delle torri falliformi




(Perche' ho scritto questo post? Be', per rispondere alla domanda che mi fanno spesso "Ma il tuo lavoro non e' noioso?" e, in second'ordine, "Ma a studiare le religioni non sono solo persone un po' puritane?")

giovedì 8 giugno 2017

Il gufo d'oro e i mafiosi

Sento il bisogno di fare un breve post per festeggiare con voi, miei fedeli lettori, il fatto che, per celebrare il mio primo anno crucco, ho finito tutti i corsi di quella app che per privacy chiameremo Buolinguo. 


E quando finisci Buolinguo ti esce il gufo d'oro

Certo, secondo Buolinguo sono solo 37% fluent in Tedesco (fluent rispetto a cosa, poi?) e in effetti non so dire nulla. Pero' potrei connettere questo risultato a Linkedin, e secondo me mi aiuterebbe a trovare lavoro.
"Mi dica, Frau Giupy, perche' dovrei assumerla?"
"Perche' per un cazzo di anno ho viaggiato sulla metro dicendo a me stessa che sono una banana e che bevo del vino ad un'app che il resto del mondo si stanca dopo tre giorni.
Magari non parlero' come Goethe, ma nessuno puo' dire che mi manchi la costanza. La dignita', forse, un pochino".

La grande delusione e' che pensavo di essere l'unica ad avere un blog dove pubblico le frasi sceme di Buolinguo, invece c'e' proprio un blog apposito che vi invito a leggere perche' fa molto ridere: https://wtfduolingo.tumblr.com/

Pero' pubblichero' comunque qui le ultime, bellissime frasi che la mia app preferita mi ha regalato


Siamo studenti a cui piace bere la birra. Oh, e poi non ditemi che gli stereotipi sui Tedeschi sono infondati..


Conosciamo una donna la cui sorella vende cammelli. E poi ho un cugino che ammaestra alligatori


Perche' l'orso dirige l'orchestra? E questa mi riporta direttamente a questo post. Proprio ossessionati con gli orsi stanno. 


La dimensione non e' tutto. Perche' lo sappiamo, ci vuole pure l'abilita' ;)


Non sto indossando nessun vestito. Evviva il nudismo!


La strega trasformo' il principe in un drago. Che ho messo perche' amo i draghi

E vi lascio ora con una perla che non viene dal mio amato Buolinguo, ma da un libro che ho trovato in una libreria e, come potete immaginare, non ho comprato.

 

E' la storia di un tizio che si chiama (o lavora per un posto che si chiama?) "Pizza Mafioso". Per favore fate caso alla sua faccia e al modo in cui paga lo spaccino pakistano 200 euro.

Cosi', ci vedono cosi', santoiddio


I tedeschi berranno anche la birra, ma sugli stereotipi nostri dobbiamo lavorarci ancora un pochetto mi sa. 



mercoledì 31 maggio 2017

Un post disgustoso - la coppetta

Trigger warning: questo post suggerisce immagini disgustose, quindi vi prego di non leggerlo se state mangiando, se siete deboli di stomaco, o se siete emofobi.
Se siete uomini invece vi invito a continuare, specie se ancora non avete capito come fanno le donne a fare il bagno in piscina con il ciclo. 

Questo post e' la storia della mia coppetta mestruale. Che se non sapete cos'e' e' una coppetta di plastica che inserisci quando hai il ciclo e poi si lava. Ci sono vari tipi, come la Mooncup, la Diva Cup, la Lunette, e per maggiori info guardate pure qui. Ho esitato un po' a pubblicare questo post (nasce in origine come mail alle mie amiche che si sono definite orripilate ma divertire), ma poi ho deciso che il mondo DEVE SAPERE. Perche' quando si cercano in Internet informazioni sulla coppetta sembrano tutte le sorelle atletiche di quella che faceva la ruota con l'assorbente, ma invece la realta' delle cose e' ben diversa. E su tutto il grande Internet ho trovato UNA SOLA testimonianza veritiera.


Immagini prese da Buzzfeed


La storia e’ questa: Giupy legge tutte queste cose cosi' positive su Internet, della serie “Mi ha cambiato la vita! Grazie coppetta! Sei la mia migliore amica per sempre”. Visto che Giupy e’ facilissimamente influenzabile, decide di comprarla.

Ora, visto che TUTTE le recensioni che ho trovato di tutte le coppette sono buone (tranne quelle cinesi fatte con l’amianto) ho deciso di prendere la Meluna, perche’ 1) costa poco 2) e’ crucca e quindi non devo ordinarla ma si trova al DM 3) e’ viola con sacchettino viola carinissimo.

E gia' qui iniziano i problemi: la Meluna ha un sacco di taglie. E, mentre tutte le altre variano di grandeza a seconda dell'eta' e se si hanno avuto o meno figli, questa dipende dall'altezza e dalla corporatura. Visto che siamo in Germania, la taglia S e' per chi e' "piccola", cioe' meno di 1 metro e 70. Calcolando che va fino alla XL, capiamo che c'e' pure la taglia Valchiria e quella Gigantessa. 

Nonostante cio', disinfetto tutta contenta la coppetta e la provo. Entra perfettamente. Esce perfettamente. Non si sente, e' comodissima.  Sono cosi' felice che mi sto per trsformare in una di quelle persone che dopo due minuti che ti conoscono ti raccontano di quello che hanno nella vagina.

Solo che, dopo due ore, mi accorgo con orrore che PERDE. A quel punto guardo la confezione che ti dice solo “piegala, inseriscila, toglila”, niente di piu’. Mi rivolgo al fido Internet, e dopo quelle cento review positive del “e’ facilissimo metterla” (e gia’ qui io mi figuro di avere un apparato riproduttivo anomalo e quindi vado in paranoia) arrivo ad un forum verita’, dove scopro che probabilmente non si e’ aperta bene.

Al che dei post pieni di “e’ facilissimo! E’ bellissimo! Ci vuole solo pratica!” mi fanno scoprire l’orrida verita’: non basta inserirla e ciao. Devi essere in grado di metterla nella posizione perfetta in modo che sia ben aperta ed aderente e crei una sorta di sottovuoto.


Il primo step e' rilassare i muscoli.
Quindi bisogna sdraiarsi nella vasca o sul letto (e in questo caso hai anche il doppio vantaggio che il tuo letto diventa il set per girare la scena della testa di cavallo del Padrino), oppure sul water o sul bidet (e qui un minuto di silenzio e tristezza per noi povere expat senza bidet)
Ti devi rilassare, fare esercizi di respirazione e far si che I muscoli non si contraggono. Credetemi, facilissimo rilassarsi quando vedi che la tua vasca da bagno sembra sempre di piu’ quella di Psycho.

Dopo aver rilassato I muscoli, devi esplorare manualmente il tuo apparato riproduttivo per collocarla bene. Questo processo in molti siti era descritto come “empowering” perche’ ti permette di capire meglio il tuo corpo. Io su questo ho qualcosina da ridire. 
Una volta ho conosciuto una celiaca che alla gastroscopia era tutta felice di vedere il filmatino del suo stomaco, ma quando l'ho fatta io mi sono BEN GUARDATA dallo scoprire come sono fatta dentro.  Quello che io sono dentro voglio tenerlo DENTRO e mi va benissimo non conoscerlo. 

Finite questa fase devi inserire la coppetta e di fatto aprirla manualmente facendola ben aderire alle pareti, e compiendo delle azioni che nei siti sono descritte come “girarla tipo una lampadina”.  A quel punto fa un rumore come di risucchio. Per controllare che sia ben inserita devi (TESTUALE, l’ho trovato su un sito) “tirare leggermente il gambino e avere la sensazione di tirare i tuoi intestini”. E qui ho avuto un’esperienza in prima persona dell’Inquisizione Spagnola.
Un quarto d’ora e un sacco di smadonnamenti dopo avevo le mani come se avessi appena scuoiato un cavallo ed ero pronta a farmi tre doccie disinfettanti e a pulire tutto il bagno con la candeggina per un’altra ora.

Questo processo ha fatto si che perdesse meno, ma sempre un pochino. Uno studio accurato del mondo di Internet mi ha fatto capire che:

-       Nonostante I muscoli rilassati e la vasca da bagno trasformata in macello pubblico  ci vogliono 2 o 3 cicli per prendere la mano. Praticamente nel tempo che passo con le dita nelle mie parti intime per imparare a mettere la coppetta posso fare un dottorato in anatomia applicata.

-       Scopro che la mia cazzo di MELUNA nonostante sia viola e fashion in realta’ e’ molto piu’ morbida delle altre marche e quindi puo’ causare problemi ad aderire bene e creare il sottovuoto. E oltretutto magari ho sbagliato la taglia perche' ci voleva la Valchiria. Quindi tutto il suo vantaggio economico, che sicuramente vedremo negli anni a venire, ora sara’ un po’ inficiato dal fatto che me ne devo comprare altre 12 di prova finche’ non trovo quella giusta.


Detto cio’, un ulteriore problema nasce quando me la cambio. Molti dei siti delle pro-coppetta scrivono “Molte donne quando la usano si accorgono di perdere molto meno sangue di quello che in realta’ pensano!”. Ecco, sara’ che io sono fobica, ma a me e’ successo l’esatto contrario. Non avevo idea di perdere cosi’ tanto sangue perche’ io di solito mi cambio gli assorbenti e non guardo. Oltretutto a svuotare ti rendi conto che e’ TANTO piu’ disgustoso di quanto ti aspetti. Questa sempre e’ la mia opinione personale, perche’ anche sta cosa in molti siti e’ descritta come “empowering” (e pure li, io non giudico la gente, per carita', c'e' pure chi si fa pisciare addosso, ma siamo sicuri che sia una cosa bella avere a che fare con tutto questo sangue?)

Quindi la svuoto, ne rovescio meta’, sporco lavandino e gabinetto, devo rifarmi una doccia, smadonnare perche' non ho il bidet, e ri-disinfettare tutto il bagno. E qui mi viene un dubbio: com’e’ che dopo quattro ore e’ cosi’ piena? Cosi’ scopro che il 8-12 ore sulla confezione e’  il massimo da tenere dentro, ma potresti doverla cambiare piu' spesso. 

Si pone quindi la questione: e io se non sono a casa che faccio? Ammettiamo che tra 2-3 cicli io diventi in grado di metterla perfettamente stando in piedi nel minuscolo cubicolo del bagno senza lerciare tutto in giro e senza dover rilassare I miei muscoli per 27 ore. Ma poi, dove la lavo?

Internet mi da tre possibili soluzioni:

-       La lavi nel lavandino. Il che nel mio ufficio non e' possibile,  visto che il lavandino e' condiviso, e io sono molto in confidenza con i miei colleghi ma forse non ho voglia che mi vedano con le mani insanguinate a lavare un pezzo dei miei organi interni nel lavandino. Idem se sono, che so, in Autogrill. Farei qui notare che alcuni siti mettono come vantaggio della coppetta che “cosi’ nessuno ti vede andare in bagno a cambiarti l’assorbente”. A parte che io l’ssorbente me lo metto in tasca e non lo vede nessuno, ma francamente preferisco mille volte che mi vedano con un tampax CHIUSO nel suo pacchettino piuttosto che con la coppetta che sembra che io abbia appena ucciso un gattino cucciolo.

-       La lavi in bagno con una bottiglietta d’acqua . Questa soluzione purtroppo va bene solo per gli amanti dello sporco e delle infezioni intime, perche' chiaramente ci vuole un bel po' di acqua per lavarla bene

-       Te la cambi solo a casa. Questo e’ in teoria possibile se tu lavori 8 ore al giorno secche e poi ciao ti teletrasporti via. Pero’ io non ho orari fissi e mi piace essere spontanea. Quindi immaginiamo che la mia collega mi dice "ehi, ti va ora di andare a prendeci un gelato dopo lavoro?" "Si! Cioe' no,  devo tornarmene a casa per cambiare stacazzo di coppetta."

In conclusione, so che la coppetta e' tanto piu' sana ed ecologica, ma certe volte inquinare l'ambiente e' molto piu' rilassante. Io odio fallire quindi continuero' ad usarla (a casa e nel week end, ovviamente) finche' non avro' perfettamente masterizzato la tecnica.
Spero che questo post non vi abbia disgustato come ha disgustato me provare tutto cio', ma sento comunque di aver diffuso una perla di verita' nel web che magari e' utile a qualcuno.


E condividetemi le vostre esperienze, che ora voglio capire se tutte queste che mettono la coppetta e si lanciano con il paracadute esistono davvero la' fuori.


venerdì 19 maggio 2017

Keine Halte - Altra Storia di Paura di Trenicrucchen

Come gia’ ho accennato, io prendo spesso i treni. Viaggiare in Germania e’ il miglior antidoto contro gli stereotipi. Se la Germania non e’ efficiente, allora forse neanche noi siamo tutti mafiosi, e via di seguito.

La scorsa settimana sono arrivata a Colonia e sul binario c’era scritto “Keine Halte Bochum”. Ora, il mio Tedesco e’ tremendo e quando parlo di solito tiro mentalmente una monetina per scoprire in che ordine casuale mettere i verbi, ma sono comunque riuscita a capire che il mio treno non si sarebbe fermato a Bochum.

Come si evince dalla sua espressione


Vado allora nel baracchino delle informazioni sul binario dove, con la difficolta’ che si ha nell’usare una lingua che annovera tra le sue parole religionwissenschaftlichestudien, ho spiegato la situazione alla signora delle Deutsch Bahn.

“Non e’ vero” ha detto lei, guardado su Internet “Questo treno ferma a Bochum”
“Gentile signora” ho risposto io “certo, il treno dovrebbe in teoria fermare a Bochum, ma sfortunatamente si evince dal tabellone sopra il binario che oggi, per qualche ragione particolare, non fermera’ a Bochum”.
Che pero’ e’ uscito piu’ o meno come “No treno no Bochum oggi ciao”.
Cosi’ l’ho portata sul binario e ho mostrato il tabellone con il mio ditino.
“Aaaaah” dice lei “Vero, c’hai ragione. Prendi quest’altro treno all’altro binario”
“Ma ferma a Bochum?”
“Ceeeeeerto”

Immagine di io che tento di parlare tedesco


Corro come un roditore impazzito all’altro binario per scoprire che anche questo treno riporta la scritta “Keine Halte in Bochum”.
Mi rendo conto che la gentile signora mi ha trollata.
Mi dirigo allora amareggiata verso lo sgabbiozzo informazioni di quest’altro binario. L’uomo Deutsch Bahn e’ alto, grosso, e rubizzo, come ci aspettiamo tutti i Tedeschi.
Gli spiego con difficolta’ la mia situazione, mimando io che devo andare a Bochum nella peggio performance di Pictionary di sempre.
Lui mi ascolta con attenzione, scuote leggermente la grande testa, e dice solenne: “Ah ma per questa cosa devi andare alle informazioni”.
Guardo lui. Guardo la scritta “Informationen” sulla sua testa. E capisco che il modo in cui mi aveva trollato la tizia prima era nulla, questo e’ un pro.

Arranco cosi’ fino alle informazioni generali della stazione, all’entrata, fuori l’ombra minacciosa della Cattedrale.
“Salve buongiorno io ho un sogno, questo sogno e’ quello di arrivare a Bochum prima o poi nella mia vita”.
“Ah ma no, c’e’ stato un incidente a Bochum”
Al che non ho indagato che cosa sia successo. Un tempo lo facevo, ma poi ho scoperto che sono sempre ste cazzo di bombe della Seconda Guerra Mondiale che non sono esplose, mannaggia a loro. E mannaggia a sti maledetti Nazisti che si facevano bombardare e mi ritardano i treni. Almeno con Lui I treni erano puntuali.


Boooooomba!


Chiedo allora al tizio delle informazioni come arrivare a Bochum.
Lui, che parlava Inglese, mi ha risposto gentilmente qualcosa come “You hang yourself to the dick”


E niente, come rivincita, sono riuscita a convincere una controllora a non farmi la multa nonostante il mio cellulare che conteneva il codice a barre del biglietto si fosse scaricato. Come prova della fatto che avessi un biglietto avevo fatto una foto al cellulare morente con il computer, ed ero e nella foto c'ero pure io con una faccia cosi' patetica che la controllora per poco non mi dava due euro per comprarmi del crack.

Quanto e' bello viaggiare in treno.