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venerdì 5 gennaio 2018

Cards Against 2018

Tra Natale e Capodanno ho visto tutti i vostri post di Facebook con i buoni propositi sul 2018. Con le foto della gente a cui volete bene e a cui augurate ogni bene, con le prodezze compiute dai vostri figli nel 2017 e tutte le cose che vi hanno reso felice.

Io sono al massimo arrivata a pensare che nel corso del 2018 devo buttare il pattume dalla stanza dove lo accumulo e che mi ostino nonostante tutto a chiamare studio-slash-guestroom

Ho letto tutti i vostri blog expat in cui vi dicevate cosi' felici di tornare in Italia, e in cui parlavate delle gioie del festeggiare in famiglia, di passare del tempo con i vostri figli per le strade di Roma e Milano, del mangiare il cibo buono.

Io sono qui che conto i giorni che mi mancano per tornare in Germania e passare le serate a fare quello che mi piace, io e compagno imbruttiti sul divano davanti a Netflix a mangiare patate.

Non fraintendetemi, l'Italia è un posto bello. Purtroppo però io vengo da un paesino che è una succursale di Mordor e ha 5000 abitanti, di cui 4998 sono gatti attaccati ai maroni. I due che si salvano sono i miei genitori, che sono però pensionati moderni e tanto mi vengono a trovare, quindi li vedo già pure senza tornare e anzi è più divertente girare con loro il mondo in posti belli davvero piuttosto che stare nel paesino orrendo a vedere i fascisti che passeggiano nello smog.

I miei genitori però, al contrario di me, sono popolarissimi e conoscono tutti i 4998 gatti attaccati ai maroni più molti altri rifiuti umani dei paesini vicini. Così che io ogni volta che torno a casa mi ritrovo circondata da gente sconosciuta o semitale, i cui volti ho rimosso per far posto agli aggettivi in tedesco, che vogliono venirmi a trovare, uscire con me, e -ORRORE!- parlare con me.

E no, purtroppo non mi interessa dei loro figli e dell'abilità superiore che hanno nel mettersi le dita nel naso. Delle loro case da ristrutturare e del color celeste topo con cui vogliono dipingere i muri. Delle bomboniere che hanno scelto per il matrimonio a cui non andrò. Dei suoceri con cui litigano e dei cani che devono portare fuori. Come, spero ardentemente, a loro frega zero delle mie noiosissime ricerche e della mia vita grigissima a Mordor.



C'è stata una persona queste vacanze che mi ha chiesto della mia celiachia. Mentre dipingevo con frasi di circostanza la situazione dei miei villi intestinali e la frequenza con cui vado in bagno, mi sono chiesta se il fastidio e lo stress che stavo provando io a parlare dell'argomento fosse lo stesso che il mio interlocutore provava nell'ascoltarlo. 

Insomma, io dico che me ne sono andata dall'Italia per via della crisi economica, ma la verità è che ero stanca di incontrare per strada gente che conoscevo. La bellezza di stare tra sconosciuti è quella speranza di poter ancora conoscere gente interessante. 

(E qui digressione: non vi critico per le storie private che mettete sui social. Fate bene, Facebook è fatto proprio per questo. E non dovete risponderne a me, ma solo ai vostri figli che a quindici anni si vergogneranno come dei ladri nello scoprire che voi mettevate come foto del vostro profilo il loro sedere o loro vestiti da elfo sfigato e per vendetta condivideranno su YouTube video in cui pippano coca sul vostro letto. Sono io piuttosto che dovrei essere più selettiva con ciò che seguo e limitarmi a Spinoza). 

E così conto i giorni che mi mancano a tornare in Germania, perchè nel grigio di Mordor c'è un pregio infinito: la gente si fa i cazzi propri. Non so neanche chi siano i miei vicini. Tutti sulla metro sono zitti in un meraviglioso silenzio. Nei negozi si limitano tutti a grazie e buongiorno (e se provassero a fare di più tanto capirei zero). Ho un ufficio da sola. I miei colleghi sono tutti adorabili, ma riservati. Uno ha cinque figli ma non ho idea di come si chiamino, di quanti anni abbiano e se siano maschi o femmine, e non mi ha MAI mostrato una loro foto, nè parlato della loro cacca. Il mio capo e i miei colleghi per più di tre mesi sono vissuti nel dubbio che io fossi sposata, o divorziata, o forse nessuna delle due, e non c'è stato neanche uno che è venuto a farmi domande finchè io di mia sponte non ne ho parlato. Non c'è nulla da fare, io ADORO i Tedeschi. 

Così, alla luce di queste riflessioni, ho dovuto guardarmi allo specchio ed essere brutalmente sincera con me stessa: sono una persona orribile.

Ed è per questo che ho accolto il 2018 nel modo migliore possibile. Mi sono vista con gli amici con cui mi trovo ogni anno, che sono quelli che mi capiscono al volo e con cui non c'è bisogno di nessuna frase di circostanza. E abbiamo passato la serata a giocare a Cards Against Humanity, che è per l'appunto un gioco per persone orribili. 

In questo gioco semplicissimo una persona, a turno, pesca una carta nera. I partecipanti devono completarla con una frase che sia il più possibile cattiva e il più politicamente scorretto vince. 


Controindicato per: persone puritane; persone senza autoironia; persone che non sanno l'Inglese; persone che non comprendono la differenza tra fare ironia su qualcosa e pensarlo davvero; la maggior parte delle persone; persone che non vogliono imparare cosa voglia dire "smegma"; io, quando il mio compagno tira fuori una carta misogina e decido di lasciarlo per mettermi con il suo peggior nemico. 


Però Cards Against Humanity fa anche delle cose bellissime, oltre a rallegrare il mio Capodanno. Il progetto Cards Against Humanity Saves America raccoglie soldi per reazione al fatto che il Presidente degli Stati Uniti sia un gabinetto. La cosa più bella che hanno fatto, a mio parere, è stato comprare un pezzo di terreno sul confine Messicano per impedire di costruire il famoso muro.
Che, al momento, credo sia la mossa geniale che tutti avevamo bisogno, dopo un 2017 francamente un po' duro.

Per cui, in questo 2018, ho deciso che i miei buoni propositi prenderanno spunto da Cards Against Humanity. Smetterò di cercare di essere meno orribile. Mi rassegnerò al fatto che non c'è modo per me di migliorare e smetterò di fingere di interessarmi di cose di cui mi fregacazzi, cosa che comunque faccio in modo fallimentare. Invece di combattere il mio essere socially awkward, andrò con il pensiero, mentre mi parla la gente non gradita, allo Sticazzi di Zerocalcare, e inizierò a concentrarmi su quello che mi interessa davvero. 


Ma, al contempo, penserò ai metaforici pezzi di muro che potrei comprare per migliorare questo mondo. Non voglio essere più gentile o voler più bene alla gente, voglio dire in faccia ai gabinetti che popolano questo mondo quello che penso. Non voglio essere politicamente corretta, voglio incazzarmi di brutto con i misogini, i razzisti, gli omofobi. Non voglio scrivere su Facebook "per un Natale di pace e amore", voglio uscire di casa e comprare tutte le lanternine e le rose dei venditori ambulanti per farla al sindaco che le ha proibite


Non ho ancora un piano preciso per i miei propositi, ma si accettano suggerimenti. Buon 2018, miei orribili lettori.  






giovedì 21 dicembre 2017

Natale tra i Fasci

Giorgia Meloni ha recentemente proposto la rivoluzione dei presepi. Farò un sunto: ogni anno un qualche personaggio politico a caso più o meno di destra e più o meno razzista non sa cosa dire sotto Natale e allora se ne esce con una dichiarazione del tipo: bisogna fare i presepi che è simbolo di cultura e laicità perchè altrimenti i Musulmani vengono qui e ci impongono con violenza di rinunciare alle nostre tradizioni. Quest'anno l'ha detto Giorgia Meloni, che se non sapete chi è qui lo spiegano bene.

Visto che è un post un po' pesante lo alleggerisco con i gattini

Io vengo da una famiglia di atei nel midollo, ma io il presepe per anni l'ho fatto, ne avevo uno preso a Napoli con pulcinella che fa la pizza e la stella a sei punte fatta da me (perchè ho avuto dei momenti di sincretismo). 

Ora, però, io e i miei colleghi il presepe non lo facciamo. Non pronunciamo mai la parola Natale, quindi facciamo delle FESTE D'INVERNO e ci vestiamo di rosso cantando di Babbo Natale e renne, che, si sa, è neutro.

Questo video più o meno spiega come festeggiamo noi il Natale


Nel nostro caso ciò succede perchè un tempo c'era una collega la cui madre ebrea era stata costretta dai Nazisti a cantare le canzoni di Natale (e presumibilmente ad altre cose ben più orrende, ma non so esattamente). Quindi ehi, prima di fare come la Meloni e dire "ma ecco, questi vengono qui e ci impongono di cambiare le nostre sacre tradizioni!", la norma di buona educazione è quella di evitare di compiere un olocausto. 

D'altronde, a noi non interessa tanto evitare i riferimenti a Gesù bambino e agli angioletti, visto che siamo un gruppo di intellettualoidi mangiapreti che festeggiano in modo strano, come scrivevo qui

Detto ciò, a me sentire la gente come la Meloni che si accanisce a difendere i presepi mi fa venire le coliche, non solo a livello umano, ma anche perchè mi occupo di religioni e sono basita dall'ignoranza della gente in materia (e si che ve la finanziamo quell'ora di religione a scuola, che ci fate? No davvero?).



Chiariamo quindi un paio di cose:

La cultura italiana (ed europea) non è cattolica
In Italia e in Europa ci sono stati SEMPRE dei non-Cristiani. La storia europea è stata plasmata anche dalla presenza millenaria di Musulmani ed Ebrei, per dirne alcuni. Curiosità: molti nomi di luoghi, come Torre del Greco, sono di origine Islamica (per saperne di più leggetevi ciò). 

E non dimentichiamoci dei Greci e dei Romani prima di Cristo, eh. E del fatto che il Natale esisteva ben prima del Cristianesimo e che è stato appropriato, come spesso succede quando nuove religioni si insinuano dove ce ne sono di vecchie. Quindi mi spiegate dove stracazzo starebbe la cultura cattolica? 

Il presepe non è un simbolo laico
La laicità è quel principio per cui la chiesa e lo stato sono separati. Funziona grossomodo così: tu in casa tua puoi mettere tutti i simboli religiosi che vuoi, puoi anche costruire uno scopino del gabinetto d'oro e venerarlo, e puoi portarlo a passeggio in piazza, o appiccicartelo sul sedere quando vai in posta, ma nei luoghi che sono controllati dallo stato (tipo scuole o ospedali o comuni) lo scopino d'oro non ci deve stare. Al contempo, lo stato non ti darà sovvenzioni per il tuo culto degli scopini del gabinetto. Poi in ogni Paese la laicità viene applicata in modo diverso, in Italia per esempio lo stato è laico ma c'è l'otto per mille.

Il presepe è un simbolo religioso perchè sintetizza la nascita di Gesù, un leader religioso. Ora, ognuno può vederci un po' quello che vuole nei simboli, per carità: ci sono donne che vedono nel velo Islamico uno strumento di sottomissione, per altre è un simbolo femminista. Allo stesso modo, per alcuni il crocifisso può essere un simbolo di tortura, per altri di pace e amore, e altri ancora possono usarlo come sex toy. E' capitato che il governo italiano dicesse che il crocifisso non è solo un simbolo religioso ma anche culturale, anche se abbiamo già spiegato che la cultura italiana non si può definire come solo cattolica. A prescindere dalle diverse interpretazioni, una scena religiosa come il presepe, nella maggioranza dei casi è, pensate un po', una cosa religiosa. Che non ne fa una cosa giusta o sbagliata in modo assoluto, semplicemente non ne fa una cosa laica. 

I Musulmani non odiano Gesù
Perchè Gesù è pure un profeta dell'Islam. Certo, ci saranno dei Musulmani a cui rode che in una scuola pubblica si faccia il presepe cattolico, ma questo rode pure ai Testimoni di Geova, ai Valdesi, agli Atei, e A ME. Non è per ostilità verso Gesù, che sta pure nel Corano. Questo perchè Vecchio Testamento, Nuovo Testamento, e Corano sono sorprendentemente simili. Il che ci porta al nostro prossimo punto

L'Islam non è violento
Certi Musulmani usano il Corano per compiere atti violenti, perchè nel Corano ci sono dei riferimenti alla violenza, questo è vero. Ma sapete cosa? Questo succede anche nel Vecchio e Nuovo Testamento, che sono un tripudio di "lapida tua figlia se non ti pulisce le scarpe" e "uccidi quelli che vanno al gay pride." Ehi, duemila anni fa la gente non era per nulla Peace&Love. Amavano il prossimo solo se era maschio bianco etero e membro della stessa casta sociale, sennò si aizzavano le capre contro. Quindi ogni testo sacro va interpretato, e sarà l'interpretazione da cui ne conseguiranno le azioni della gente.

E il dire cose come "I musulmani fanno attentati e gli altri no" è pure sorprendentemente sbagliato. Alcuni musulmani fanno attentati dalle parte nostre e quindi questo ci interessa, ma in altre parti del mondo le cose funzionano a parti invertite, ma nessuno qui ne parla perchè i nostri TG non amano menzionare genti povere, scurette e tanto lontane. Così ogni volta che dite che i Buddisti sono così pacifici e non violenti, dimenticatevi il faccione sorridente del Dalai Lama e pensate ai Buddisti a Mianmar che perseguitano ed uccidono la minoranza musulmana dei Rohingya

Quindi cos'è che provoca violenza? Tante cose, come il razzismo, l'intolleranza, le diseguaglianze, Mario Adinolfi, e si potrebbe continuare. Ma non la religione in se'. A meno che non si parli di una setta che ti dice di far fuori la gente con il succo di frutta, le religioni tutte possono spingerti a bontà ed amore infinito come a grande violenza e pazzia. La religione è un'idea: sta alle persone decidere come utilizzare un'idea, se in modo violento o no. 

E in più, altra cosa da ricordare: Gesù non era bianco
Gesù biondino con i ricci che vi mettete nella mangiatoia la notte di Natale è il frutto della vostra fantasia che tutti i buoni e giusti vi assomiglino. Gesù era un Palestinese figlio di Palestinesi proprio come quelli che mo stanno protestando a Gerusalemme, probabilmente più simile a quelli che scappano dalla Siria che a voi. 


Una cosa (semi) giusta, però, la Meloni l'ha detta. Lei dice che bisogna fare il presepe per spiegare a sua figlia il rispetto. E allora io dico, sono d'accordo. Vi esorto a fare il presepe con Pulcinella e il Mostro Volante di Spaghetti, o a mettervi in sala la statua di Pallade Atena, oppure a costruirvi un gigantesco scopino del gabinetto d'oro. Sceglietevi il simbolo che piu' per voi simboleggia il rispetto, non mi importa quale, o pure non fate nulla, basta che dite ai vostri bambini:

"Vedi Gigino, il Natale serve a ricordarsi questo. Che c'era gente che era povera e scappava, e questo non dovrebbe succedere, i bambini non dovrebbero nascere cosi'. E' per questo che dobbiamo accogliere i migranti, che non dobbiamo discriminare nessuno per il colore della pelle o la religione o le persone che si porta a letto, che dobbiamo aiutare i poveri. Ce lo dice il Dio Scopino"

"E vedi Gigino, la Meloni ci chiede 'Come fa un bambino che nasce in una mangiatoia ad offendervi?', ma lei non sa che un sacco di gente si offende per molto meno. Il sindaco di Como, Landriscina (che Giupy non ha votato,  sia messo agli atti) si offende perchè nella sua bella città ci sono i poveri, e li allontana dal centro città, e poi proibisce ai volontari di portargli il pane e il latte. Io non so se il sindaco Landriscina il presepe l'ha fatto, ma spero proprio di no, perchè sarebbe ipocrisia. Se vivesse ai tempi di Gesù, il sindaco Landriscina sarebbe quello che obbligava Giuseppe e Maria a stare nella capanna, ma che dico, gli avrebbe pure macellato l'asino e rubato il bue, e fatto pagare un pedaggio ai Re Magi."

"E sai come si chiamano le persone che si offendono così, come il sindaco Landriscina, Gigino? Si chiamano FASCISTI e noi dobbiamo dedicare tutta la nostra esistenza a cercare di non fargli avere nessun potere"

Quindi, nell'augurarvi buon natale, questo vi dico: a casa vostra credete in quello che volete. Ma non sprecate tempo a fare le battaglie per il presepe; piuttosto, se il presepe qualcosa vi ha insegnato, fate le battaglie contro i fascisti.


(In tutto ciò, l'unica cosa positiva di questa vergogna della mia città natale è che durante il cenone, quest'anno, alla domanda "Perchè non torni a vivere a Como?" ho una risposta prontissima) 

(Io in questo post ho scritto cose giuste ma molto in sintesi, se avete domande o volete citazioni bibliografiche, lasciate un commento) 





martedì 12 dicembre 2017

Frau Holle

I bambini Tedeschi devono imparare fin da piccoli che la vita e' dura, che a Mordor non c'e' mai il sole e che gli Orchi possono mangiarti ogni minuto. Quindi niente fiabe con il finale edulcorato alla Disney: la Sirenetta si dissolve dopo aver tentato invano di sposarsi con uno di un'altra razza (non si fa, stolta), Biancaneve muore tragicamente dopo quel breve episodio di necrofilia (non si fa, stolta), e Hansel e Gretel arrostiscono viva la strega cattiva (questo si fa, pampini).

Il Natale ha una speciale fiaba di quegli allegroni dei Fratelli Grimm: Frau Holle.



La storia inizia con un setting molto originale e mai sentito prima: una donna ha due figlie, una naturale e una figliastra frutto di un precedente matrimonio del marito. La figlia naturale e' brutta e pigra, mentre l'altra e' bella e laboriosa. La matrigna ordina alla figliastra bella di lavorare e tessere, ovvero - orrore massimo! - la fa vivere come un membro del proletariato. E ricordiamo la morale delle favole: non importa che tu sia buono o cattivo, bello o brutto, l'importante e' non essere POVERI che il lavoro fa schifo.

La figlia bella si mette cosi' a tessere seduta su un pozzo, finche' non le cade dentro l'arcolaio. Ora, direi che e' un'idiota, ma io la settimana scorsa ho versato dell'acqua sul mio MacBookAir uccidendolo per sempre, quindi non mi permetto di essere troppo critica. La matrigna cattiva obbliga la figliastra a buttarsi nel pozzo per riprenderlo e lei lo fa, perche' si sa, l'unica cosa peggiore dell'essere un membro del proletariato e' essere una giovane donna che si ribella a delle richieste sadiche e idiote. 

Nel pozzo la figlia bella scopre che c'e' un mondo intero, un po' stile Alice nel Paese delle Meraviglie ma senza Stregatto e senza quelle bottigliette del "bevimi" chiaramente piene di droga. La fanciulla si trova davanti ad un forno con dentro delle pagnotte che le chiedono di essere sfornate. Senza stupirsi per il fatto che le pagnotte parlino, la ragazza fa subito cio' che le viene chiesto, sempre per quella cosa di cui sopra che non sta bene dire no. Allo stesso modo, trova delle mele che le chiedono di essere colte e lei lo fa. Leggendo questi sviluppi della storia, ci si chiede se forse anche in questo caso la ragazza avesse trovato delle bottigliette con allucinogeni.



Poi la ragazza incontra Frau Holle, una sorta di strega dai denti affilati che le chiede di diventare la sua serva, perche' si sa, la serva e' l'unico lavoro che si addice alle ragazze per bene. Ovviamente la fanciulla dice "si" dal momento che e' l'unica cosa che sa fare. Tuttavia, un po' la capisco, perche' Frau Holle e' una sorta di divinita' nordica tipo Odino e Thor, che spadroneggia negli inferi e tutto sommato mi pare molto figa.

Frau Holle ha una casa con molti letti e nessun ospite, quindi e' un po' forever alone. Nonostante cio', chiede alla ragazza di sbattere tutti I giorni I piumini con cura. Nello sbattere I piumini, le piume che cadono diventano neve (e qui io sono confusissima: ma se stavano sottoterra nel pozzo, da dove arriva la neve?). Ad ogni modo, la prossima volta che vi lamentate del fatto che non ci sia piu' la neve di una volta prendetevela con I piumini sintetici IKEA.



Ad un certo momento succede una cosa incredibile nella fiaba: la ragazza scopre di avere una volonta' sua e dice qualcosa che non sia "si": spiega a Frau Holle di aver nostalgia di casa. Infatti, chi non vorrebbe tornare da una matrigna che ti sfrutta e ti chiede di buttarti nel pozzo? Frau Holle accontenta la ragazza e la fa tornare coperta d'oro, e da quel momento ogni volta che apre bocca produce oro (e noi tutti che pensavamo che cio' che ci impediva di limonare alle medie fosse l'apparecchio fisso).

Visto cio', la matrigna si ingelosisce e decide di buttare nel pozzo pure la figlia brutta e pigra perche' anche lei sia coperta d'oro. La figlia salta nel pozzo sempre per quella cosa che non si dice mai di no, ma poi si rifiuta di ascoltare le pagnotte e le mele. Quindi prima lezione: quando in preda alle allucinazioni della droga degli oggetti inanimati di dicono di fare qualcosa, tu fallo. Poi arriva da Frau Holle e inizia a lavorare, ma e' pigra. E qui la seconda lezione: se hai la sfiga di essere donna, almeno cerca di essere una buona sguattera. Frau Holle cosi' la licenzia e come trattamento di fine rapporto la manda a casa coperta di pece. In piu', ogni volta che apre bocca esce un rospo (e mi auguro almeno fosse un principe, o meglio, fosse allucinogeno se leccato).

Frau Holle ricompare nel periodo di Natale per l'avvento, che e' molto sentito in Germania e celebrato con candele e decorazioni. Nella deliziosa cittadina di Hattingen, un edificio e' decorato come un immenso calendario dell'avvento, e Frau Holle ogni giorno alle cinque esce ad aprire una casellina. 



Poi racconta la storia e canta mentre intorno c'e' gelo e freddo e neve, e I bambini stanno tutti li ad ascoltarla per un tempo interminabile congelandosi i nasini. Infine Frau Holle, che vedete nella foto qui sotto mentre esce dalla finestra, sbatte un piumino da cui scendono dei brillantini bianchi e anche delle monete di cioccolato. I bambini si ammassano, alcuni riescono ad afferrare le monetine in mano, mentre altri se le prendono in faccia producendo un TONF! vigorosissimo.



Ma sono tutti contenti: pure quelli con il bozzo in testa hanno imparato che la vita a Mordor e' tanto dura, e non piangono, perche' le storie a cui sono abituati gli ha insegnato ad essere dei piccoli Vichinghi. Mentre noi, con I nostri film Disney, siamo una massa di piagnoni freddolosi che Frau Holle ricoprirebbe di pece. 

Buon Natale a tutti, e speriamo che anche quest'anno nessuno vi lanci in un pozzo.

(Materiale per il post preso da Wikipedia e da un sito a caso, oltre da quel pochissimo che ho capito da sola) 




martedì 5 dicembre 2017

L'Italiano all'Estero e l'Italiano in Italia: un'analisi sociologica

Ho passato, ridendo e scherzando, sette anni all'estero, piu' qualche Erasmus vario, collezionando Francia, Giappone, Belgio, Stati Uniti e Germania. Di conseguenza ho conosciuto molti Italiani all'estero. E, va da se, molti Italiani in Italia, specie quelli che incontro ogni volta che torno per vacanze di Natale e simili. 

Dato il mio amore per le scienze sociali, ho deciso di creare una classificazione degli Italiani basandomi esclusivamente sulle mie osservazioni da neurone in fuga (e' quindi altamente scientifico). Gli Italiani sono qui divisi in due categorie: quelli in patria e quelli all'estero (che saranno sempre di piu' mi sa se vince Berlusconi e Salvini). Le due categorie sono suddivise ulteriormente tra gente a cui l'Italia piace e gente a cui l'Italia fa schifo (anche questa categoria aumentera' in modo esponenziale se le condizioni di cui sopra).

Facendo un sofisticato grafico, la situazione e':



Le quattro categorie che ho individuato sono:

1) La Pollyanna dell'era Ryanair: codesto soggetto vive all'estero e ne e' felice da impazzire. Non perde occasione per farti parte della sua storia di felicita', che inevitabilmente va cosi': era miserabile in Italia, perche' nessuno riconosceva la sua intelligenza, il suo valore, e tutti gli dicevano che puzzava; e' emigrato con una sola valigia di cartone e la carta di credito di papa' e pouf! Ora e' perfettamente realizzato.

Ora, puo' darsi che Pollyanna sia manager alle Nazioni Unite, oppure che ispezioni il didietro delle mucche in Australia, ma in entrambi i casi non fa altro che decantare il posto in cui vive: "Ah, ma guarda qui in Culonia come vanno i treni, manco in Italia quando c'era lui!" "Ah ma guarda in Italia fa sempre freddo, invece Vaffanculandia e' caldissima" "Ah ma guarda a Busodiculand i bambini a scuola imparano le tabelline a due anni, invece in Italia tutti analfabeti fino a 50" e cosi' via.

I soggetti piu' gravi fingono di aver dimenticato l'Italiano e/o ostentano un fastidiosissimo finto accento di Culonia, si vestono in modi improbabili tipo sandali con le calze o kimono giapponese in piena appropriazione culturale, oppure si appiccicano bandiere di Vaffanculandia anche sulle mutande.

2) L'ET degli expat : Esattamente come il celebre alieno dei film, il soggetto non desidera altro che telefonare a casa e possibilmente andarci. Vive all'estero ma chiaramente ci e' stato deportato a forza dopo esser stato messo bendato su un camion perche' perdesse la strada. Gli manca qualsiasi cosa dell'Italia: il cibo la mamma la nonna il gatto il cane. In certi casi piu' gravi, pure il degrado o l'illegalita' o la politica (gulp! E ora con Trump hanno quasi ragione).

Ripete infatti di continuo frasi come "Ah ma qui le strade sono costruite male" "ah ma qui non c'e' il concetto di amicizia e famiglia" o "ah ma qui sono tutti cosi' freddi, non come mio zio Gaetano che gira sempre con la lupara". Va da se che non fa altro che uscire in immensi gruppi di Italiani e quando ti individuano ti guardano con la bramosia di un tossico alla stazione che vuole spicci: "sei italiana? Sentiamoci eh, vediamoci eh, organizziamo qualcosa tra noi eh". Parla di solito le lingue straniere con la stessa abilita' dell'Italiano a Malta e fa un punto d'onore il mettere sempre delle parole italiane in ogni frase.

I casi piu' gravi girano vestiti come degli stereotipi viventi, perche' ogni piu' piccolo dettaglio deve ricordare al mondo che sono Italiani. Passano il tempo ad organizzare spaghettate, visione di film dei fratelli Vanzina, e spedizioni disperate di ore di macchina per procurarsi "l'olio buono, non la schifezza che hanno qui". Magari hanno vissuto dieci anni a Culandia o Vaffanculandia, ma non conoscono nessuno, non hanno mai assaggiato nessun cibo e non sono mai andati da nessuna parte, che la domenica la devono passare su Skype con la mamma.

Il motivo per cui non rientrino in Italia e' di solito non pervenuto, anche se sono a detta loro sempre in procinto di andarsene. 

3) La Dolce Vita Il soggetto vive in Italia e fa bene a farlo, perche' l'adora. Per lui non c'e' nulla di meglio del sole, del cibo, e della lingua italiana. In vacanza arriva al massimo in Sardegna, e va da se' che qualsiasi cosa venga dall'estero sia visto con sospetto in un regime di vaga autarchia. Dice spesso frasi come "Perche' mangiarci il sushi che c'e' il pesce nostro tanto buono?" "Perche' guardarci un film di Spielberg che c'e' De Sica nostro tanto bravo?" "Perche' impararci l'Inglese che la lingua nostra e' tanto bella?" e cosi' via.

Questo soggetto, di solito innocuo, va evitato come la peste dagli italiani all'estero che tornano per le vacanze. Infatti, il soggetto non riesce a concepire che qualcuno se ne vada. Lui, che e' fiero di non aver neanche mai pensato a farsi un passaporto, vive quasi come un'offesa personale che qualcuno abbia rinunciato alla bella Dolce Vita per qualcosa di stupido come studio o lavoro. Riesce a spiegarselo solo immaginandosi che l'espatriato provi una grande sofferenza, e aumentare questa sofferenza non fa che dargli gioia.

Cosi', quando incontra il figlio del vicino tornato dall'Erasmus, assume una faccia scura e dice a voce bassa, come quando si fanno le condoglianze: "Ma la', come fai senza bidet?" trovando appropriato parlare in luogo pubblico di igiene intima con persone semi sconosciute. I casi piu' gravi si nutrono quasi interamente di stereotipi, che vanno da "Gli Arabi puzzano" a "Gli Inglesi puzzano" a "I Giapponesi ce l'hanno piccolo". Non hanno mai incontrato un Arabo, un Inglese, un Giapponese, ma non ne hanno bisogno: non sono Italiani, e gia' questa e' una colpa orribile. 

4) Il Tu vuo' fa' l'Americano questo soggetto vive in Italia perche' probabilmente gli hanno inserito nella caviglia un microchip che lo fa esplodere quando si avvicina ad una frontiera. Altrimenti, fosse per lui, espatrierebbe subito. Costui infatti detesta l'Italia, e si sente personalmente vittima di un sistema sbagliato: non trova lavoro, non trova la donna, non trova un'auto che costi poco, e pure sta iniziando a perdere i capelli.

Per costui andare all'estero risolverebbe tutti i problemi, ed e' quindi un convinto esterofilo. Anche se pure lui non e' mai andato oltre Lugano, e' convintissimo di molte cose "Eh ma io qui sono senza lavoro e ho la terza media, ma in Culonia sarei laureato e farei l'imperatore del mondo " Eh ma io qui sono single da vent'anni e vivo con la mamma, ma a Vaffanculandia tutte le donne farebbero la fila tipo numerino della Coop per avermi" "Eh ma io qui posso permettermi solo patate e tonno Rio Mare, ma a Busodiculand mi tirerebbero dietro i soldi che manco Craxi"

Anche questo soggetto e' molto pericoloso per l'expat che torna a Natale. Infatti, lui prova una sorta di livore per chiunque sia andato all'estero che deve esprimere in modo passivo-aggressivo. La sua gelosia esce sotto forma di cattiveria "Ah, hai preso un dottorato in Culandia... vabbe' ma solo perche' li ci sono piu' possibilita', anche io l'avrei se fossi in Culonia" "Ah hai fatto un sacco di soldi, ma certo, come si fa a non diventare ricchissimi a Vaffanculandia?" I casi piu' gravi fanno sentire gli expat personalmente colpevoli per essersene andati verso una vita migliore all'estero, lasciando lui e il suo microchip che gli impedisce di espatriare in Italia.

Le quattro categorie, sempre secondo il sofisticato grafico, si situano cosi:



E dove stai tu, Giupy? Sento chiedere ai miei lettori.
Io sono Giorgio Gaber nel "Non mi sento Italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono". Ovvero, sono molto ambigua.

Spieghiamoci meglio: io adoro parlare male del posto dove sto (come avrete intuito dai miei blog), e anche lamentarmi tantissimo dell'Italia. Pero', nel mio mondo, solo io posso lamentarmi.

Io torno in Italia in vacanza e racconto tutte le storie dei Tedeschi che non ce la fanno, del fatto che si mangiano solo patate e che si mettono le calze di spugna. Quando una persona osa dire "ah si, i Tedeschi sono grassottelli", io divento una bestia. "COSA?!? Come ti permetti di insultare il mio popolo di adozione che tanto gentilmente mi ha accolta?"
Nella mia logica, solo io posso insultare i Tedeschi perche' ci vivo assieme

Allo stesso modo, io passo la mia vita all'estero a dire quanto l'Italia sia arretrata, maschilista, nepotista, sporca, di quanto le persone siano mammone, immature, pesanti, incapaci di votare in modo sensato, ossessionati dalla pasta. Pero' se un collega tedesco osa dire "Eh si, e poi Eros Ramazzotti fa proprio cagare" io mi incendio "COSA?!? Come osi criticare la mia madrepatria, culla di civilta' e cultura, patria dolcissima ed amatissima?"
Nella mia logica, solo io posso criticare l'Italia perche' da li ci vengo

Quindi nel mio sofisticato schema sono qui:



E si, a volte e' dura essermi amico. Pero' sono molto brava ad inventare categorie sociali

(Ps: le categorie sono al maschile per seguire le norme del patriarcato, ma possono essere benissimo applicate anche alle donne)

sabato 25 novembre 2017

La caccia alle streghe

I puritani seguivano la Bibbia alla lettera. Passavano la vita a leggere versi e a chiedersi come compiacere dio: smettere di fare sesso? Di bere alcol? Di permettere ai propri figli di giocare? I Puritani adoravano darsi delle regole e odiavano divertirsi.

L'Europa del 1600, malgrado le pestilenze la poverta' e le fake news, era un posto comunque troppo allegro per i Puritani. Cosi', i Puritani salparono verso il Nuovo Mondo, al tempo ancora una colonia Inglese, convinti di poter trovare uno spazio dove poter essere fanatici finche' volevano e poter passare tutto il giorno a parlare di dio, senza dover avere a che fare con quei debosciati dei nostri bisavoli che sorridevano troppo spesso e non si mettevano delle cuffiette bianche in testa. 


La scoperta dell'America, in questo senso, e' stata una vera benedizione: se questi non se ne fossero mai andati, ora avremmo almeno il doppio di Mario Adinolfi e Costanza Miriano in giro.

A Salem i Puritani erano fondamentalisti finche' volevano, ma non se la passavano proprio sempre benissimo. Benche' ancora non ci fosse Trump, le donne tendevano a sposarsi a diciotto anni, fare una dozzina di figli di cui ne sopravvivevano si e no due; vivevano nelle case gelide che non proteggevano neanche un po' dal vento del New England; passavano le proprie serate a guardarsi nelle palle degli occhi perche' non esisteva la TV e loro si erano proibiti tutte le cose divertenti. Periodicamente venivano mazzati dai Nativi, che erano poi i legittimi proprietari di quelle terre, e che reagivano come piu' o meno ci si aspetta (e si spera) dai centri sociali davanti ad un'invasione di Sentinelle in Piedi e Casa Pound assieme.


Betty e Abigail erano due bambine di Salem. Per ingannare il tempo mentre aspettavano di morire di difterite o di parto, si facevano raccontare delle storie dall'unica persona interessante di tutto il villaggio, una schiava Nativa Americana che leggeva altro oltre che la Bibbia e che era passata per le Barbados a bere Mojito.

Le due bambine iniziarono a comportarsi in modo strano. Facevano cose come cadere in trance, urlare, mettersi a letto in modo catatonico, avere delle crisi piu' o meno epilettiche. Quando i genitori dopo una settimana si accorsero che non erano ancora morte come ci si aspetta da bambini di quell'eta' del New England del 1600, decisero di chiamare un medico.

La medicina non era il pezzo forte di Salem. I medici avevano probabilmente studiato all'Universita' della Vita e sapevano di medicina piu' o meno quanto google oggi. Avevano tutta una serie di credenza, come per esempio mettersi del muschio che cresceva sopra i cadaveri nel naso al posto del Fluimucil per la sinusite. Non c'e' nulla che mi renda felice quanto non essere una Puritana a Salem nel 1600.

Dopo aver attaccato sanguisughe e fatto strisciare lumache sulle bambine, il medico si dichiaro' sconfitto.
Non potendo dare la colpa ai vaccini, decise di fare cio' che trovava piu' sensato: dichiarare che la malattia fosse causata dalle streghe.
E, come tutti gli antivaccinisti che si rispettano, decise di incolpare l'immigrata di turno, la schiava Nativa nera che curava le bambine.

Le ragazzine di Salem capirono presto di avere tra le mani l'occasione della loro vita. Presero ad andare nei boschi a ballare e cantare, a spogliarsi e ridere a crepapelle, a baciarsi tra loro e a baciare chi gli capitava a tiro, a fare ogni cosa stupida gli passasse per la testa. Fingendo di essere vittime di stregoneria, potevano essere libere.

La citta' di Salem si spavento' davanti a quest'isteria collettiva. Le ragazzine inquietavano molto gli abitanti di Salem, che odiavano chiunque si divertisse e per cui anche il Bingo era una grande trasgressione. Si inizio' a chiedersi chi fossero le streghe che -Magia! -spingevano delle adolescenti a comportarsi come delle adolescenti. 

Le ragazzine erano pur sempre figlie di antivaccinisti. Cosi', messe alle strette, invece di dire la verita', si misero a snocciolare nomi di gente a caso che venne accusata di stregoneria. Puntarono il dito verso le donne anziane, le homeless, verso le prostitute e le ragazze con il velo, verso le straniere e le nere e quelle che non erano belle abbastanza.


La citta' di Salem si trovo' subito d'accordo: chiaramente erano le donne strane, quelle che non si tatuavano la Bibbia addosso, che dovevano essere streghe. Invece di dare alle ragazzine possedute un paio di schiaffi e una copia di "Cioe'", gli diedero retta e iniziarono la Caccia alle Streghe.

Per i processi chiamarono una sorta di Matteo Salvini dell'epoca, Cotton Mather, figlio di Increase Mather. Ovvero, un uomo di nome COTONE il cui padre si chiamava AUMENTO. Cotone era andato ad Harvard, dove Aumento era rettore, e aveva studiato medicina. Oltre ad aver imparato ad acchiappare le lumache si era convinto dell'importanza di uccidere le streghe e cosi' fece. Ho visitato Harvard, ma sembra che l'universita' si sia dimenticata di mettere Cotone tra gli studenti illustri. 


Piu' di duecento persone furono processate a Salem. Donne, uomini, bambini, e perfino cani erano accusati di aver fatto venir voglia  qualche ragazzina in preda agli ormoni di ballare la taranta. Le domande dei processi erano praticamente un gioco psicologico: "sei sicura di non essere quella che non e' stata coinvolta nella stregoneria?". Le uniche prove che servivano era che qualcuno sostenesse di aver visto uno spirito, praticamente Vanna Marchi avrebbe mandato in galera chiunque. 

La maggior parte della gente confesso' di essere una strega, diciannove persone furono impiccate, cinque morirono in carcere, e uno venne schiacciato a morte, una pratica di cui NON voglio sapere nulla. Furono uccisi anche due cani. Un uomo venne identificato con il demonio in persona. 
Nel giro che ho fatto al museo di Salem, la guida ci ha tenuto a dire che nessuno e' in realta' stato bruciato, a prova della grande tolleranza di Cotone e dei suoi amici. 



Ad un certo momento, la citta' di Salem si accorse di aver scazzato alla grande. Le ragazzine isteriche avevano solo bisogno di un vibratore, un bicchiere di vino, e accesso a Internet. Le streghe e gli stregoni non avevano nulla a che vedere con l'isteria, i tagli alla sanita', l'aumento dei furti e degli stupri, il terrorismo, e la ricomparsa in politica di Silvio Berlusconi. Cotone decise di smettere discretamente di uccidere la gente, e gli abitanti di Salem smisero di parlare delle streghe fingendo che nulla fosse successo. D'altronde, che saranno mai venticinque morti quando ogni inverno ne schioppano cento solo di fame e geloni?

Che e' successo dopo? Niente, i Puritani e i loro amici hanno deciso di protestare la tassa sul te, hanno dichiarato indipendenza dall'Inghilterra, finito di sterminare i Nativi e continuato a celebrare l'averlo fatto con il Thanksgiving, e poi hanno votato Trump.

Salem e' oggi una citta' piena di negozi neopagani, lettrici di tarocchi, caffe' organici. Ha un triste memoriale delle vittime della caccia alle streghe, un paio di cimiteri molto grigi, e una fama ventennale dovuta ai film di Hollywood. 




Nel museo di Salem una targhetta ricorda che la caccia alle streghe esiste ancora oggi, in forma di razzismo, islamofobia, antisemitismo, omofobia, bullismo. Forse ci piace pensare che le streghe esistano, perche' cosi' abbiamo sempre qualcuno a cui dare la colpa di quello che non ci piace, invece di trovare la soluzione ai nostri problemi.


La Salem LGBTQ e BLM che ci piace




(Quello che ho scritto qui viene dalla mia recente visita a Boston e Salem, da questo articolo, e dalla mia fervida fantasia) 

giovedì 16 novembre 2017

Un Treno Chiamato...

Sede centrale DB (Treniccrucchen), ex Berlino Est.

La commissione e' riunita intorno ad un tavolo, bevendo della zuppa accompagnata da pane nero e caffe'. Fuori dalle grandi vetrate si vede un cielo attraversato da qualche nuvola, grigio come la moquette della sala. E le pareti. E l'intero palazzo. E anche la faccia di qualcuno dei partecipanti.

Herr Doktor Frank si mette a tossire per attirare l'attenzione dei presenti. Indossa un panciotto di tweed e un paio di sandali con le calze bianche di spugna. I presenti sono tutti vestiti come lui, ma Herr Doktor Frank e' l'unico ad avere dei prominenti baffi bianchi che nascondono, almeno parzialmente, le guance rubizze. L'unica ad essere vestita in modo diverso e' Frau Doktor Schmidt, la sola donna. Al posto del panciotto, porta un due pezzi di tweed. 

"Cari colleghi" inizia Herr Doktor Frank "Penvenuti e Danke di essere qui"
Tutti i presenti battono il pugno sul tavolo per applaudire. Tranne Herr Doktor Kern che ha le palpebre abbassate e russa leggermente, e ha la faccia piu' grigia di tutti gli altri. 

"Siamo qui riuniti" continua Herr Frank schiarendosi la gola "Per prendere una importante decisione. Vorrei ora dare la parola agli esimi storici Herr Professor Wasserbaum e Herr Professor Knoßel

Herr Professor Wasserbaum si alza, attento a non urtare il tavolo con la pancia, e decreta:
"Per continuare l'illustre tradizione di dare nome a treni, io propongo di chiamare il nuovo ICE Ludwig van Beethoven"

I presenti mormorano senza cambiare l'espressione facciale. Non c'e' modo di capire se sia assenso o dissenso.

Herr Professor Knoßel si alza a sua volta, tirando un po' su con il naso
"Se posso, Herr Professor Wasserbaum, Beethoven e' un crande personaggio della storia tedesca, ma abbiamo bisogno di qualcuno di piu' spessore, piu' intellettuale. Propongo Georg Wilhem Friederich Hegel"

L'affermazione e' seguita dallo stesso mormorio indecifrabile della precedente. 

"Cosa ne pensa la commissione di Hegel?" chiede infine Herr Frank

"Se posso" interrompe Frau Doktor Schmidt, aggiustandosi i capelli bianchi "Noi abbiamo 452 ICE in Cermania e tutti hanno nomi di uomo. Non si potrebbe dare un nome di donna?"

Il mormorio che segue questa volta, per quanto indecifrabile, pare piu' orientato al dissenso

"Donna?" chiede Herr Doktor Frank, come se ascoltasse la parola per la prima volta in vita "Ma quale donna ha mai avuto importanza nella storia di Cermania? Certo, le donne sono state molto utili, ma a casa, a cucinare bratwurst e crescere fieri figli di Cermania"

"Se mi permetto" dice Frau Doktor Schmidt "C'e' un'importante, importantissima figura femminile in Cermania..."

Herr Professor Wasserbaum e Herr Professor Knoßel si guardano negli occhi, e per la prima volta dall'inizio della riunione un lampo di vitalita' gli attraversa il volto. In coro esclamano "Anna Frank!"

Il mormorio e' decisamente di approvazione, tanto che anche Herr Doktor Kern si sveglia e prende a battere il pugno sul tavolo.

"Pene, pene, ottima idea" dice Herr Doktor Frank, pronto ad invitare i presenti ad andare a bere una birra.

Solo una mano interrompe l'esodo verso il kneipe in fondo alla strada. Un ragazzo biondo, magro, cosi' pallido da confondersi con il bianco del tavolo, con grandi occhiali rotondi. Invitato probabilmene per abbassare drasticamente l'eta' media. 

"Si, Herr Winzel?" chiede Herr Doktor Frank lievemente seccato. La sua seccatura e' evidente dal suo sottolineare con il tono della voce il fatto che Winzel non ha nessun "Doktor" nel titolo.

"Centili colleghi" dice Herr Winzel, incerto. Il suo disagio probabilmente deriva dal fatto di indossare un tweed dai colori troppo accesi, ocra e verde marcio. "So che io sono solo un assistente, e che ancora non sono Doktor ma... sapete dove e' morta Anna Frank?"

I presenti mormorano, tossicchiano, si guardano in giro, e, ben attenti a non lasciar trapelare nessuna emozione dal viso, borbottano tra i denti "Polon... Cermania. In campo...quel campo"

"Appunto, centili colleghi" continua Herr Winzel, aquistando un po' di coraggio ma non di colore in viso "Non voglio sembrare impertinence, ma come ci e' arrivata fin li?"

Il mormorio continua piu' sommesso, svariati occhi chiari si fissano sulle punte delle calze che escono dai sandali, Herr Doktor Kern finge di riaddormentarsi. Tra vari tossicchiamenti, i presenti finalmente ammettono "treno"

Herr Winzel si alza, e osa finalmente dire cio' che aveva in mente dall'inizio: "Vi sembra una buona idea chiamare 'Anna Frank' un treno, calcolando che sono questi treni nostri che l'hanno portata in campo di concentramento?"

Silenzio. Herr Doktor Frank sospira, e finalmente risponde: "Si, non ci vedo nessun problema"





Ed e' cosi' che una commissione di esperti, tra cui due storici, ha pensato che fosse una buona idea chiamare un treno tedesco "Anna Frank". Ovviamente non ho idea di come siano andate davvero le cose, ma mi piace pensare che sia proprio cosi'. 

Ora attendiamo un aereo che si chiami Undici Settembre. 




mercoledì 8 novembre 2017

Il nemico naturale

Ieri ero a pranzo con i miei colleghi Tedeschi e ho aperto il mio cuore dicendo che gli stereotipi che avevo sulla Germania non sono certo veri. Tranne quelli, ovviamente, che lo sono (guardo te, crucco con i sandali e le calze).


Come gia' ho spiegato, lo stereotipo che piu' ho sfatato e' quello dell'organizzazione tedesca. Che non funziona. O almeno, non funziona nella mia universita', e potrebbe essere perche' al posto degli amministrativi hanno assunto una squadra di Bradipi che ci mette tanta buona volonta' ma ha la lestezza dei miei studenti in America in 20 di Aprile (che e' il giorno in cui tutti si fanno le canne. Era divertente come battuta ma ora che mi ritrovo a doverla spiegare forse un po' meno).

Io e il Bradipo, direttamente da Zootopia.

Questi Bradipi sono tendenzialmente erbivori, ma hanno pero' un nemico naturale nel loro ecosistema: l'accademico. Ovvero io. Questa inimicizia non e' mai stata studiata nel dettaglio, ma i documentari che abbiamo ci suggeriscono che abbia la seguente causa: l'accademico si sente piu' intelligente perche' ha un dottorato, mentre il Bradipo si considera superiore perche', a differenza dello sfigato accademico precario, ha un indeterminato con pensione di giada e non deve mai elemosinare negli angoli delle conferenze degli spicci per fare ricerca.

(Dopo aver scritto questa frase, ho compreso che siamo noi accademici la specie inevitabilmente volta all'estinzione)

Per cui, ogni mattina un accademico si alza e sa che dovra' rincorrere un Bradipo. E lo prendera' subito, perche' e' molto lento, ma dovra' passare un tempo interminabile a convincerlo a prenotargli il volo per una conferenza, preparare l'aula per il workshop, e dargli i budget per il progetto.

I Bradipi sono animali molto resistenti, ma, purtroppo, hanno un tallone d'Achille: se non seguono la procedura burocratica, muoiono. I Bradipi qui nella mia universita', bisogna dirlo, sono animali creativi. Aggiungono spesso delle nuove postille alle procedure. Cosi' quando mi ritrovo a chiedere il rimborso per una conferenza c'e' sempre qualcosa da aggiungere: "Ma Giupy, mi devi dire esattamente che hai mangiato ogni pasto. Mi devi dire il chilometraggio esatto che hai percorso in treno. Mi devi far vedere l'estratto conto della carta di credito con cui hai pagato" (e li' sono sicura che prima o poi qualcuno mostrera' l'estratto conto dimenticandosi di oscurare la voce "dildo di Hello Kitty" sotto a "Registrazione conferenza")

Essendo le procedure importantissime e molto complicate, e poiche' i Bradipi riescono a fare una sola cosa alla volta, quando sono sotto pressione spesso sbagliano. 
E qui ho notato una cosa curiosa: non si prendono mai la responsabilita' di nulla. Anzi, come e' tipico dei marsupiali e dei cinquenni, quando sbagliano ti fanno notare qualcosa che hai sbagliato anche tu.


Per esempio:

Giupy: "Ciao Bradipo, grazie per avermi prenotato l'aula per la lezione, purtroppo pero' ho notato che hai sbagliato l'orario: e' lunedi' alle tre, non sabato a mezzanotte e mezza. Ma tranquillo, e' un errore che puo' capitare a tutti" (quattro anni in Colorado dove tutti sono sorridenti e gentili e sono diventata la regina delle ipocrite, la maestra dell'essere nice in modo fintissimo)

Bradipo: Eh, pero' tu non mi hai detto che in mezzo alla lezione facevi una pausa.

Giupy: Oh Bradipo, non sapevo che questa cosa fosse importante, ma potresti cambiare l'orario? Come ti ho scritto nella mail?

Bradipo: eh ma io ho tanto da lavorare Giupy, non posso leggere le tue mail. Comunque si, la procedura, dalla quale dipende la mia vita, ora prevede pure che tu mi dici se fai una pausa in mezzo alla lezione

Giupy: si, faro' una pausa. Pero' Bradipo, pure io lavoro molto, e proprio a dirla tutta leggere le mie mail sarebbe il tuo lavoro, quindi potresti cambiare l'orario della lezione?

Bradipo: e ma aspetta, non mi hai detto se hai intenzione di andare in bagno o no nella pausa della lezione. Ho appena cambiato la procedura e ora devo saperlo. Non puoi continuare a non dirmi queste cose, altrimenti io come faccio? Ora bisognera' rifare tutto da capo. 

Poi, ovviamente, l'orario della lezione restera' sbagliato.

Ed ecco, qui capisci l'arma segreta del Bradipo: io ho un dottorato, ma lui ha il potere di farmi sentire sempre l'ultima delle idiote. Ci sono poche cose in cui mi impegno come nelle procedure burocratiche, e non e' mai successo che tutto andasse liscio, neanche una volta.

Ora io non so se quest'atteggiamento di accusarti di qualcosa quando sbagliano e' una caratteristica di tutti i Tedeschi. Una mia amica che lavora con la Germania dice che spesso anche lei riscontra questa cosa fastidiosissima. Quindi se avete piu' esperienze crucche, vi prego di commentare e condividere.

Spero comunque che questa logica del "io sbaglio ma anche tu sbagli e sbagli di piu' e in piu' puzzi gne gne" non l'adottino tutti i Tedeschi. Senno' immaginarsi, il processo di Norimberga dev'essere stato proprio snervante.